Per riprogettare il sistema di welfare state nell'assistenza sanitaria e sociale

occorre basarlo almeno sui seguenti pilastri:

 

 1) L'orientamento del sistema di welfare deve essere verso un nuovo paradigma scientifico, umanistico e sociale dei servizi che sia centrale rispetto agli aspetti aziendali, ma nello stesso tempo, fortemente integrato con essi. Occorre riprogettare il sistema di presa in carico del paziente e la sua gestione complessiva, durante il percorso diagnostico-terapeutico e riabilitativo nella struttura nosocomiale, extraospedaliera o diagnostica che sia. Occorre procedere immediatamente al ripristino del rispetto integrale della Costituzione in materia di diritto/dovere alla Salute e alla Prevenzione.

2) La semplificazione burocratica  dell'accoglienza e del soddisfacimento della domanda di servizi per la salute devono essere attuate con la  coerenza necessaria alla comprensione reale dei bisogni dei cittadini sul territorio, senza alcun tipo di discriminazione, anche attraverso la progettazione di un nuovo sistema di comunicazioni e di relazioni interpersonali, utilizzando sistemi digitali e informatici oggi disponibili per tutti, eliminando il retaggio ottocentesco degli sportelli, delle file interminabili e delle liste di attesa ingiuste fino a diventare soprusi.

3) La responsabilizzazione certa delle funzioni ad ogni livello, deve essere applicata in rapporto al mancato raggiungimento dei risultati o alla evidenza della incapacità professionale dimostrata dalle persone preposte alla conduzione operativa dei servizi. La formazione e l'aggiornamento del personale sanitario, sanitario tecnico e socio-sanitario deve avvenire esclusivamente in sede Universitaria o presso le Scuole pubbliche di Specializzazione, unici enti demandati ad una formazione riconosciuta e certificata universalmente, abolendo ogni utilizzazione di providers esterni al sistema di docenza sanitaria e socio sanitaria per la formazione professionale, providers le cui garanzie didattiche sono risultate negli ultimi anni sempre più discutibili, anche con casi eclatanti di truffe allo Stato e ai fondi UE.

4) La unificazione normativa deve prevedere un unico corpo delle norme che regolano le attività Sanitarie, Socio sanitarie  Assistenziali abbandonando la divisione fra i tre settori e unificandoli anche sotto il profilo organizzativo in un solo sistema territoriale, con abolizione del sistema delle ASL, istituendo il controllo per Aree Vaste del territorio, suddivise  in Distretti e con un definitivo abbandono dell' impostazione basata sull'offerta di servizi sanitari nel dimensionamento e nella qualificazione  dei servizi resi al cittadino, che devono invece essere basati sull'analisi coerente della domanda  di servizi proveniente dal territorio alla quale si risponde con una offerta appropriata e condivisa fra tutti gli attori del sistema, comprese le famiglie e i cittadini.

5) Occorre il superamento del sistema di finanziamento basato sulle quote capitarie e della remunerazione a DRG o a rette diarie come sono attualmente applicati, riprogettando  interamente il sistema di alimentazione finanziaria ed economica dei servizi sanitari, socio sanitari e  assistenziali, basandolo sulla copertura budgetaria dei costi attraverso ricavi e approvvigionamento finanziario derivanti dalla negoziazione periodica strutturata, fra Enti demandati al controllo della spesa pubblica nazionale, Enti locali territoriali, Enti preposti alla organizzazione e funzionalità dei servizi sanitari socio sanitari e assistenziali sul territorio, Sistema bancario, Sistema delle imprese pubbliche  e private, Cittadini e Famiglie, attivata su una piattaforma atta a qualificare dimensionalmente e qualitativamente la distribuzione territoriale delle risorse, sulla base di un metodo perequativo che sia originato dalla progettazione per obiettivi e risultati su ogni territorio, progettazione fondata su un piano periodico derivante dall'apporto e dal consenso  espresso da tutte le parti sociali abilitate al controllo dei risultati: senza questo tipo di partecipazione i flussi economici che dovrebbero sostenere l'impianto distributivo dei sevizi sanitari, socio sanitari e assistenziali resterebbero irrimediabilmente preda di lobbies, di faccendieri, di ladri di Stato e finanche della malavita organizzata (come purtroppo siamo ormai abituati ogni giorno a constatare). Occorre eliminare i mille rivoli normativi che permettono questo scempio e che si trovano all'interno di un impianto legislativo-normativo, non solo vetusto ma anche compiacente accumulatosi nel tempo con oltre 60 anni di deregolamentazioni attuate spesso con il solo scopo precipuo di agevolare l'instaurarsi di questa situazione deleteria, con l'aggravante degli appalti irregolari e del clientelismo politico estremo a sostegno di questa scellerata convergenza.

6) Abbandono definitivo del management orientato alla organizzazione dei servizi per processi un'organizzazione proveniente a sua volta dalla arcaica organizzazione piramidale per funzioni, per istituire una organizzazione orientata alla progettazione di azioni multidimensionali e integrate dei servizi, con performances scientifiche, tecniche, qualitative ed economiche basate sulla valutazione periodica dei risultati confrontati con gli obiettivi di progetto: una organizzazione orizzontale che non esclude nessun tipo di concorso, né pubblico né privato, formando una rete formale e informale interna ed esterna di professionisti ed operatori aventi una comune base professionale, culturale e scientifica, attivando un sistema multidisciplinare di approccio ai percorsi diagnostico-terapeutici e riabilitativi,  pur mantenendo  ognuno  proprie responsabilità individuali precise  ed ineluttabili, verso  i cittadini e le Istituzioni.

7)  Viraggio graduale e progressivo di parte delle risorse finanziarie nazionali stornandole dalle piastre per acuti ridondanti, dai settori di alta specialità improduttivi, dalle strutture pesanti e complesse incontrollabili che caratterizzano oggi sia la rete territoriale nosocomiale che quella extraospedaliera e residenziale di lungodegenza, verso la realizzazione di una possente rete di prevenzione, contro malattie e infortuni, attrezzata scientificamente, tecnologicamente e culturalmente. La prevenzione sistematica e costante, allargata a tutte le componenti della società civile nelle sue multiformi espressioni di vita quotidiana sociale, culturale ed economica, è la sola concreta strada che può condurre alla effettiva riduzione degli accessi (propri ed impropri) dei cittadini presso gli ospedali e le strutture sanitarie  più in generale, contribuendo ad una conseguente e altrettanto significativa riduzione degli accessi e dei costi pubblici della sanità, ivi compreso  il consumo abnorme  di farmaci, come oggi lo conosciamo La prevenzione non si fà solo con la diagnostica preventiva, perché è soprattutto un fatto di cultura, di crescita conoscitiva che si basa  sull'esercizio del  diritto dovere che ognuno di noi ha verso la propria salute, e allora sono le agenzie formative primarie e secondarie (Famiglia e Scuola) che hanno  il compito primario della inoculazione della cultura della prevenzione nelle giovani generazioni e assieme alle Istituzioni quello di far abbandonare nella società una sub-cultura che vede solo nel consumo massiccio sanitario l'unica risposta ai problemi della salute, un consumo  che rende di per sé impossibile che le risorse possano bastare per tutti indiscriminatamente.

8) Abbandono del sistema che verticalizza gli accreditamenti con le contrattualizzazioni a carico del gestore quando entra in rapporti con le ASL. L'autorizzazione al funzionamento delle strutture sul territorio deve contenere al suo interno e fin dal rilascio originale, il riconoscimento istituzionale a svolgere tutti i servizi per i cittadini che in regime di libera scelta ne chiedano l'erogazione presso la struttura preferita, riconoscimento istituzionale che comprende la facoltà di scelta da parte del gestore di sottoscrivere o meno accordi economici anche con le Asl. E' il cittadino che ha diritto ad essere il destinatario del sostegno economico dello Stato per l'assistenza sanitaria che è a lui riservata e non il gestore di servizi. Il gestore di servizi per poter esercitare tale attività economica deve dimostrare di possedere i requisiti strutturali, tecnologici organizzativi e di qualità che sono richiesti dallo Stato per poter garantire a tutti i cittadini i livelli di assistenza sanitaria più pertinenti su tutto il territorio nazionale. Il gestore è controllato dalla Pubblica Amministrazione competente e non ha altri rapporti se non quelli di vigilanza con le Istituzioni sanitarie territoriali pubbliche e di integrazione economico organizzativa con la rete sanitaria e sociosanitaria del territorio dove opera.

9) Riprogettazione del sistema di definizione del prezzo di acquisto da parte delle strutture sanitarie, socio sanitarie e assistenziali e da parte dei cittadini stessi, dei farmaci, del materiale sanitario e parasanitario, degli ausili, dei servizi sanitari, dove lo Stato sia controparte reale delle aziende produttrici e  distributrici di tali beni e servizi in difesa dei cittadini ammalati e fragili nel fissare un listino calmierato, condiviso, equiparabile a quello in vigore negli altri Paesi della U.E., non modificabile, obbligatorio e valido per tutto il territorio nazionale per chi fornisce le amministrazioni pubbliche, ben sapendo che si tratta di fornire ben oltre il 50% dell'intero mercato del settore. L'insostenibilità del costo farmaceutico per lo Stato e dunque per i cittadini che poi sono chiamati alla contribuzione fiscale conseguente, non è dovuta soltanto ad un fattore culturale che caratterizza la popolazione come abituata a ricorrere sempre e comunque al farmaco, anche quando ciò non sarebbe necessario o al medico di base non attento, oppure alla inefficienza delle strutture sanitarie territoriali, ma in concorso con questi innegabili fattori c'è anche e soprattutto il meccanismo opaco del sistema di definizione dei prezzi farmaceutici al pubblico e agli enti, con un ruolo e un peso negativo la cui valutazione lasciamo al libero discernimento del lettore.

10) Apertura del mercato della previdenza sanitaria e socio sanitaria complementare a quella obbligatoria, attraverso la qualificazione di prodotti assicurativi orientati al sostegno delle famiglie e degli anziani, durante la malattia o l'infortunio e soprattutto durante la terza e quarta età, quando la fragilità e la morbilità diventano un comune fattore condizionante della qualità della vita, quando l'assistenza della famiglia non è più in grado di provvedere ai bisogni socio sanitari dell'anziano non autosufficiente o con deficit cognitivo e dove quindi si renderebbe necessaria una istituzionalizzazione residenziale o diurna della persona presso una struttura specializzata di lungo degenza. Non si tratta di ripristinare le "mutue assicuratrici" ma di fare un passo in avanti verso i sistemi di tutela complementare rispetto a quella dello Stato, che esistono in tutto il mondo da molti anni e con successo innegabile. La Borsa italiana oggi risulta per altro essere sottodimensionata rispetto alle altre borse mondiali ed europee, sia per numero e valore di titoli trattati quotidianamente, sia per numero e dimensione delle imprese quotate che per valori assoluti annuali, dunque il mercato finanziario italiano dei valori mobiliari sarebbe decisamente pronto ad espandersi anche verso questo settore, adeguandosi in  tal modo al resto del mondo.

 

                                                                                                                dr. Maurizio Mori