LA DOMANDA DI SERVIZI SANITARI E SOCIO SANITARI NELLE RSA

Copy rights Dr. Maurizio Mori

  

Il dott. Maurizio Mori con il suo studio di consulenza si occupa di advisoring specialistico nel settore della organizzazione e direzione di strutture sanitarie e socio sanitarie, oltre che di consulenze specifiche nella realizzazione architettonica delle strutture residenziali complesse in questo comparto. Con una consolidata esperienza ultratrentennale contribuisce alla realizzazione e gestione di strutture che abbiano come scopo principale la continuazione della migliore qualità della vita sia per le persone autosufficienti che per quelle non autosufficienti dipendenti da altri, che attraversano la terza e la quarta età.

Il dott. Mori è specializzato anche nell’orientamento dei progettisti, dei costruttori e dei gestori alla applicazione di un paradigma etico sociale capace di rendere le realizzazioni strutturali protesiche, oltre che nella distribuzione degli spazi e nella fruibilità dell'architettura immobiliare anche nella utilizzazione degli arredi, divulgando contemporaneamente la necessità di integrare questi elementi con una nuova cultura umanistica che si manifesti nei comportamenti dei care-givers, sia nelle loro relazioni interpersonali che in quelle dove si realizzano le prestazioni dei servizi.

Ma la "mission" è soprattutto concentrata sulla sensibilizzazione del management aziendale verso l'applicazione di una amministrazione corretta e trasparente delle strutture, basata sulla formazione specialistica dei gestori nel settore della ottimizzazione dell''uso delle risorse disponibili, il tutto in un ottica umanistica e sociale: questo qualifica la loro attività di gestione orientandola al massimo rispetto umano e alla più elevata tutela dei diritti fondamentali del cittadino, soprattutto quando egli diviene più fragile.

Nel nostro Paese, come nel resto d’Europa e del Mondo, la domanda di servizi residenziali per la terza età è in costante crescita, soprattutto per alcuni fattori in concausa fra di loro ma soprattutto per le migliorate prospettive di attesa di vita derivanti dalle migliori condizioni sanitarie e igieniche raggiunte a livello sociale e dai notevoli progressi scientifici realizzati in  campo medico sanitario e assistenziale, soprattutto nella seconda metà del XX secolo, fattori che si sono uniti ad un alto tasso di denatalità nei Paesi maggiormente industrializzati, a partire dal 1970 in poi.

La popolazione ultra sessantacinquenne, confermando una tendenza di crescita già evidente da oltre un cinquantennio in Italia, è passata dai  circa 11.400.000 persone del 2005 (pari al 19,5% della popolazione totale) a circa  13.200.000 persone nel 2015 (pari al 21,75% della popolazione totale) e arriverà a circa 15.750.000 nel 2030, fino a raggiungere le circa 18.800.000 unità nel 2050. Quindi nel 2050 circa una persona su tre nel nostro paese avrà più di 65 anni. (dati Istat 2014-2015)

All’interno del macrogruppo degli anziani sarà soprattutto il sottogruppo dei grandi vecchi, costituito dai segmenti più estremi della popolazione, a subire un incremento molto elevato. Tale gruppo è quello che esprime le maggiori richieste in termini assistenziali e di cura, e quindi quello che determinerà con maggiore forza le variazioni in termini di spesa sociale, pensionistica e sanitaria. Sempre utilizzando le previsioni rilasciate dall’Istat, si stima che la popolazione di età superiore ai 75 anni crescerà da un valore dell’8,9% nel 2005, con un valore del 11,2% al 2015, che salirà al 13,6% nel 2030 e, addirittura, al 20,8% nel 2050. Questo vuole dire che, tra poco più di un quarantennio, nel nostro paese una persona su quattro avrà più di 75 anni. Guardando ai valori degli ultra ottantacinquenni, si passerà da un’incidenza del 1,95% al 2005 al 7,8% nel 2050, mentre gli ultracentenari, che oggi rappresentano solo lo 0,02% della popolazione, vedranno decuplicare la loro incidenza sul totale della popolazione, fino ad un valore dello 0,24% al 2050. (dati istat 2014-2015)

Anche per questo comparto, caratterizzato da regole di mercato ormai consolidate, lo sviluppo della domanda sarà dunque il motore per lo sviluppo della quantità e della qualità dei servizi, questo sviluppo potrà avvenire in parallelo e in supporto con le scelte di Welfare state che i vari governi dovranno sempre più adottare in futuro per poter dare riposte concrete a questa problematica sociale.

A livello pubblico infatti il soddisfacimento di questa crescente domanda viene fronteggiato con difficoltà a causa delle limitate disponibilità finanziarie dei bilanci dello Stato e delle Regioni, soprattutto in paesi come il nostro dove il sistema di alimentazione del sostegno pensionistico e la remunerazione ai gestori dei percorsi sanitari, diagnostico terapeutici e riabilitativi  per i cittadini, e soprattutto per gli anziani, è rappresentato in larga parte dalla contribuzione fiscale e previdenziale operata sui redditi dei vari strati produttivi della società. Questi stessi strati produttivi si stanno riducendo dimensionalmente proprio a causa del drastico calo del tasso di natalità e dell’allungamento della speranza di vita, riducendo “obtorto collo”, nel lungo periodo, la capacità contributiva nazionale a sostegno del welfare state, dell’assistenza e delle cure garantite a tutti i cittadini dallo Stato.

In un quadro di questo tipo, qui descritto solo sommariamente e a grandi linee per ragioni di spazio, il ruolo positivo e rilevante dell’imprenditoria privata diventa necessario e proficuo per tutta la società: da un lato, gli imprenditori, dotati di sufficiente capacità di investimento, saranno naturalmente attratti da un mercato caratterizzato da rendimenti stabili e consolidati dei capitali investiti (con redditività a livelli del 6-7% annuo), da una domanda diffusa e in costante crescita, in presenza di una storica carenza di risposte adeguate da parte dello Stato a questi bisogni sociali, e dall’altro lato, i cittadini necessitanti di servizi residenziali e riabilitativi per la terza e quarta età sempre più personalizzati e sofisticati, i quali non trovandoli in misura sufficiente sul loro territorio, fra i servizi pubblici offerti dal Servizio Socio Sanitario Regionale, saranno oggettivamente spinti sempre di più verso strutture residenziali private, disposti a sopportare l’onere di una retta residenziale in proprio e senza aiuti statali,  pur di risolvere le gravi problematiche di vita sociale e psicofisica che l’avanzamento dell’età comporta per loro stessi e per le loro famiglie.

Quello della residenzialità delle persone anziane, dei disabili e delle fragilità sociali più in generale rappresenta dunque uno dei maggiori punti focali dello sviluppo dei servizi assistenziali e socio sanitari per i prossimi anni.

Questo è largamente dimostrato già oggi dal massiccio intervento di gestori e operatori stranieri, soprattutto francesi e tedeschi, che sono calati in massa in Italia dal 2003 in poi, investendo cospicuamente nella realizzazione di reti estese di strutture e residenze socio sanitarie, occupando il più presto possibile gli spazi che il mercato italiano  presenta rispetto a quello europeo: la media dei posti letto in residenze per anziani presenti in Italia per ogni 100 persone ultra sessantacinquenni è del 2,5 - 3%, in Europa tale media è abbondantemente al di sopra del 5%.

Tuttavia, per poter dare senso al rapporto fra bisogni sociali e il loro soddisfacimento tramite investimenti pubblici o privati, questo mercato necessita della presenza di una caratteristica per così dire obbligata rispetto ad altri comparti produttivi e di servizi: quella di un etica sociale ed economica di alto profilo, che deve essere costantemente presente fin dall’origine delle motivazioni che guidano non solo gli investimenti, ma anche la tipologia delle stesse realizzazioni architetturali, la erogazione interna dei servizi, la gestione amministrativa delle strutture, con la garanzia di una elevata qualità della vita per le persone che saranno ospitate in queste strutture.

Senza questo indirizzo etico verrebbe a cadere ogni concreta possibilità di reale successo degli investimenti economici e degli obiettivi sociali generali, pérché questo mercato pur essendo tale, non è mai stato e non potrà mai essere un mercato di tipo speculativo proprio per il tipo di servizio che lo distingue e il tipo di utenti ai quali si rivolge.

 

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