Il gioco d'azzardo patologico o ludopatia 

(tratto dal sito web del Ministero della Salute)

 
Si tratta di un disturbo del comportamento che, stando alla classificazione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, IV edizione, rientra nella categoria diagnostica dei disturbi del controllo degli impulsi. Ha una forte attinenza con la tossicodipendenza, tanto che nel DSM 5 verrà inquadrato nella categoria delle cosiddette "dipendenze comportamentali".

Il giocatore patologico mostra una crescente dipendenza nei confronti del gioco d’azzardo aumentando la frequenza delle giocate, il tempo passato a giocare, la somma spesa nell'apparente tentativo di recuperare le perdite, investendo più delle proprie possibilità economiche (facendosi prestare i soldi) e trascurando gli impegni che la vita gli richiede.

Il giocatore è diagnosticato affetto dal gioco d’azzardo patologico se presenta almeno cinque dei sintomi che seguono:

  1. È assorbito dal gioco, per esempio è continuamente intento a rivivere esperienze trascorse di gioco, a pianificare la prossima impresa di gioco, a escogitare modi per procurarsi denaro per giocare;
  2. Ha bisogno di giocare somme di denaro sempre maggiori per raggiungere lo stato di eccitazione desiderato;
  3. Tenta di ridurre, controllare o interrompere il gioco d’azzardo, ma senza successo;
  4. È irrequieto e irritabile quando tenta di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo;
  5. Gioca d’azzardo per sfuggire problemi o per alleviare un umore disforico, per esempio, sentimenti di impotenza, colpa, ansia, depressione;
  6. Dopo aver perso al gioco, spesso torna un altro giorno per giocare ancora, rincorrendo le proprie perdite;
  7. Mente alla propria famiglia, al terapeuta, o ad altri per occultare l’entità del coinvolgimento nel gioco d’azzardo
  8. Ha commesso azioni illegali come falsificazione, frode, furto o appropriazione indebita per finanziare il gioco d’azzardo
  9. Ha messo a repentaglio o perso una relazione significativa, il lavoro, oppure opportunità scolastiche o di carriera per il gioco d’azzardo;
  10. Fa affidamento sugli altri per reperire denaro per alleviare la situazione economica difficile causata dal gioco, “operazione di salvataggio”.

 

Gambling e gioco d’azzardo  patologico:

(estratto dei dati pubblici del sito del Ministero della salute  e DAP 2014)

La dimensione del fenomeno in Italia è difficilmente stimabile in quanto, ad oggi, non esistono stu­di accreditati, esaustivi e validamente rappresentativi del fenomeno. La popolazione italiana totale è stimata in circa 65 milioni di persone, di cui il 54% ha giocato d’azzardo (cioè spendendo denaro) almeno una volta negli ultimi 12 mesi. La stima però dei giocatori d’azzardo “problematici” (cioè coloro che giocano frequentemente investendo anche discrete somme di denaro ma che non hanno ancora sviluppato una vera e propria dipendenza patologica ma sono a forte rischio evolutivo) varia dall’1,3% al 3,8% della popolazione generale mentre la stima dei giocatori d’azzardo “patologici” (cioè con una vera e propria malattia che si manifesta con una dipendenza patologica incontrolla­bile) varia dallo 0,5% al 2,2% (DPA, Ministero della Salute, 2012). Da alcune osservazioni inoltre emergerebbe che il 60% degli introiti totali da gioco (almeno per quanto riguarda le slot machine) sarebbero alimentati proprio da questa classe minoritaria di giocatori patologici più vulnerabili.

Esse sono presone vulnerabili che per una serie di fattori, individuali (di tipo neuro psichico), fa­migliari ed ambientali, se esposte allo stimolo da gioco e/o pubblicità incentivanti il gioco possono sviluppare una malattia. Questa conoscenza scientifica, ormai innegabile, impone a tutte le ammi­nistrazioni responsabili una forte riflessione sulle misure di prevenzione e di regolamentazione a tutela della salute dei cittadini da adottare per non generare ed incrementare questa malattia sociale, cosi come definita anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Per quanto riguarda la diffusione del gioco d’azzardo e del GAP nella popolazione adulta italiana, dallo Studio IPSAD (IFC-CNR Pisa), condotto nel 2013-2014, risulta che circa 17 milioni di persone (42,9% della popolazione) hanno giocato almeno una volta somme di denaro. Di questi, meno del 15% ha un comportamento definibile “a basso rischio”, il 4% “a rischio moderato” e l’1,6% “problematico” (oltre 800.000 persone, prevalentemente di sesso maschile - rapporto M/F=9:1). Secondo la relazione annuale al Parlamento (Dipartimento Politiche Antidroga) 2015, il totale di pazienti in carico ai Servizi per GAP ammonta ad oltre 12.300 persone.

Nella popolazione studentesca la pratica del gioco d’azzardo è stata dichiarata dal 49,4% degli intervistati. Questa popolazione è composta da una quota di giocatori sociali (39,0%), da giocatori problematici (7,2%) e da giocatori patologici (3,2%). I soggetti di genere maschile hanno una prevalenza di gioco nettamente superiore rispetto a quelli di genere femminile (59,2% vs. 37,1%). Una interessante anche se preoccupante associazione è stata trovata tra frequenza della pratica del gioco d’azzardo e consumo di sostanze che evidenzia una correlazione lineare tra le due condizioni sia nella popolazione giovanile (15-19 anni) sia generale (15-64 anni). Una analoga osservazione è stata rilevata sulla popolazione generale 18-64 anni. I soggetti sottoposti a trattamento per gioco patologico nel corso del 2012 sono stati 5.138 (83% maschi).

Lombardia e Piemonte sono le regioni con il maggior numero di soggetti trattati. I dati finanziari forniti dall’AAMS mostrano un continuo aumento della raccolta totale derivate dal gioco d’azzardo che nel 2012 ammonta a oltre 87 miliardi di euro, mentre le entrate erariali risultano in controtendenza con una diminuzione rispetto agli anni precedenti. L’aumento dell’entrata e la concomitante riduzione del gettito per l’erario sono dovute all’aumento di pratica verso giochi a più bassa percentuale di tassazione come il poker e casinò on-line e video lottery.

 

Adolescenti e gioco d'azzardo (estratto dei dati pubblici del sito del Ministero della salute e DAP 2014)

Quanto ai dati sugli adolescenti, per quanto riguarda il gambling si stima, infatti, che nell'anno 2013 (dati ancora più aggiornati) circa 1.250.000(Studio SPS- DPA 2013) studenti delle scuole superiori di secondo grado abbiano partecipato ad almeno un gioco d'azzardo, con frequenza rilevata di un episodio almeno una volta negli ultimi 12 mesi. Inoltre, negli studenti tra i 15-19 anni con gioco d'azzardo problematico o patologico, su un grande campione statisticamente rappresentativo di ben 34.483 mila soggetti, si evidenzia che maggiore è lo stadio del gioco d'azzardo, maggiore è il consumo di droghe. Gli adolescenti con comportamenti di gioco patologico hanno un uso contemporaneo di sostanze stupefacenti pari al 41,7%rispetto ai loro coetanei che non giocano, che presentano invece una prevalenza di uso di sostanze molto più bassa e statisticamente significativa pari a 17,5%. Mentre per gli adolescenti che giocano saltuariamente (gioco sociale) la prevalenza di consumo di droga si attesta al 24.4%. Diversamente per gli adolescenti considerati giocatori un problema la prevalenza del consumo di sostanze è pari al 34,1%. In altre parole, più il comportamento di gioco si fa problematico o addirittura patologico e più cresce anche l'uso di droghe. Tra i giochi più diffusi tra gli adolescenti: Lotterie istantanee, Gratta e Vinci, Win for life, si attestano tra quelli giocati annualmente con una percentuale del 26,4%; seguono Lotto e Superenalotto con il 13.7%.

 

Gioco d'Azzardo e Policonsumo   (estratto dei dati pubblici del sito del Ministero della salute e DAP 2013)

Il DPA sottolinea inoltre che esiste una interessante e preoccupante associazione tra la frequenza della pratica del gioco d'azzardo e il consumo di sostanze, che mostra una correlazione lineare tra le due, sia nella popolazione giovanile (15-19) sia in quella generale (15-64).  Sempre secondo i dati aggiornati DPA del 2013, il 35,2% degli studenti che gioca ogni giorno o quasi, fa anche uso di sostanze stupefacenti. I dati, provenienti da molteplici fonti indipendenti tra loro,  mostrano per le sostanze stupefacenti un trend in contrazione, ma con degli spunti di variazione che riguardano soprattutto le fasce giovanili per droghe quali la cannabis. Tali variazioni devono farci riflettere sulla necessità di adottare nuove forme di prevenzione più precoce e più selettiva per ogni dipendenza, incluso il gioco d'azzardo patologico. La priorità è prevenire precocemente il consumo soprattutto negli adolescenti sviluppando consapevolezza e modelli educativi verso stili di vita sani. A questo proposito preoccupa il calo degli investimenti eseguiti dalle Regioni registrato nel settore dei progetti di prevenzione.

 

 

CONCLUSIONI

La Ludopatia è una delle malattie psichiatriche in costante evoluzione nella nostra società attuale ed è comprovato il fatto che ormai colpisca persone di ogni classe sociale, età e genere. La divulgazione diffusa ad ogni livelo della vita sociale di apparecchiature e software sempre più evoluti, che permettono di praticare il gioco d’azzardo ovunque e in qualsiasi momento della giornata, in mille modi differenti, oltre ad essere il risultato di un’azione di vendita di tipo commerciale, posta in essere sul mercato esclusivamente a scopo di lucro da parte dei costruttori, dei distributori e dei gestori di tali attività,  è sicuramente anche  il risultato di normative permissive, poco incisive nei controlli e nelle limitazioni, che hanno come scopo neppure troppo nascosto quello del ritorno fiscale che deriva allo Stato dal loro commercio  e dalle  somme che i cittadini dedicano a queste particolare attività. Attività che ogni giorno di più dimostrano di essere  deleterie e pericolose proprio  per le singole persone e per le famiglie, dove si scatenano contrasti relazionali  legati alla dipendenza e alle perdite economiche conseguenti, con un peggioramento del benessere psicofisico globale, con difficoltà lavorative e, talvolta, anche con problemi di vario genere con la giustizia.

Il quadro patologico della dipendenza, in questo caso non da sostanze ma che in alcuni casi potrebbe anche essere poli-patologico e sommarsi ad altre dipendenze o malattie di diverso tipo, ha dei segnali inequivocabili che devono essere colti il più presto possibile dalle persone che vivono accanto a chi ne soffre, poiché il percorso riabilitativo, psico-fisico e psichiatrico che occorre necessariamente adottare per tentare di risolvere la situazione, ha tanto maggiori possibilità di successo quanto prima esso possa essere instaurato e attivato.

Uno degli ostacoli maggiori che tutti i care givers e i familiari indistintamente hanno sperimentato è quello per cui, spesso, il giocatore patologico nasconde queste attività e rifiuta di ammettere l'evidenza della propria condizione ignorando pervicacemente l'invito di familiari e amici a intraprendere una terapia. Questo accade almeno fino a che le perdite economiche e il deterioramento dei rapporti interpersonali non lo pongono in un vicolo cieco, da cui è possibile uscire soltanto affidandosi a specialisti in psichiatria esperti nel trattamento di questo tipo di dipendenza.

La ludopatia si esprime a differenti livelli di gravità: vi è infatti un livello per così dire “lieve o moderato” e un livello invece “severo e consolidato”.

Nel primo caso per la Scienza sembra essere necessario un approccio psicoterapico che tenda ad analizzare la dipendenza nei suoi meccanismi base, inquadrandola come parte da gestire nelle azioni di vita quotidiana attraverso una terapia di tipo comportamentale e cognitivo, indirizzando l’individuo verso una visione positiva della vita, pur con un percorso di molti mesi per cercare di ricostruire una scala di valori e di priorità che escludano il più possibile quelli legati al rischio e al gioco d’azzardo, che gradualmente vengono gestiti e controllati per essere eliminati. Non sono escluse ricadute, anche ripetute, durante i trattamenti, ma in alcuni casi esse possono anche far parte del percorso di riabilitazione e liberazione in atto riducendo proporzionalmente la rilevanza dei comportamenti deleteri rispetto a quelli positivi.

Nel secondo caso, quando il radicamento patologico della dipendenza sia particolarmente consolidato, anche con ricadute ripetute e di aggravamento, con il fallimento dei vari percorsi riabilitativi e psichiatrici tentati per liberare l’individuo, si assiste all’instaurazione di gravi stati depressivi e ansiosi che innescano facilmente altre patologie psichiatriche molto più gravi, occorre allora intervenire, come dice la Psichiatria,  oltre che con la psicoterapia anche con i farmaci psichiatrici.

Uno dei fattori fra quelli che sono risultati estremamente importanti nel recupero delle persone colpite da ludopatia è dato dall’affetto e dalla comprensione delle persone care che si adoperano per modificare profondamente lo stile di vita e la comprensione del mondo di queste persone malate, impegnandosi direttamente nel supporto e nell’aiuto dei bisogni consci e inconsci del loro familiare.

Anche i trattamenti e gli scambi volontari che avvengono nelle comunità  d’aiuto e auto-aiuto, dove alcune persone che stanno vivendo un percorso di liberazione a tappe dalla loro dipendenza, pur con esiti talvolta alternanti, positivi e negativi, comunicano comunque a chi sta iniziando il proprio percorso di riabilitazione queste loro esperienze, con il fine di consapevolizzare chi è disperato, sul fatto che anche attraverso la fiducia in se stesso e negli altri, coloro che hanno già sofferto degli stessi problemi, sia possibile uscire dalla dipendenza e riaffacciarsi alla vita sociale e familiare normale a testa alta.

A prescindere dal tipo di intervento terapeutico o di supporto scelto, superare la dipendenza da gioco ed evitare ricadute è più facile se si rinuncia a ogni tipo di gioco d'azzardo. Evitare soltanto i giochi più "rischiosi" e/o quelli che hanno indotto la dipendenza richiede un livello di autocontrollo che spesso i giocatori problematici faticano a mantenere, ricadendo nella dipendenza con maggiore frequenza.

 



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