Pubblicazione del 2014


 

 Il volume è stato pubblicato nel Settembre 2014

Edizioni "Le Marmotte "  da Politieia Torino

ai tipi della Grafica Service Snc - Moncalieri (TO) 

             Prefazione e postfazione Prof. Alessandro Meluzzi - (TO) 

Testo e contenuti Dott. Maurizio Mori (Tuscany)

 

Sintesi delle soluzioni proposte nella pubblicazione

dal dott. Maurizio Mori:

 

 Nel caso di detenuti ordinari che abbiano diritto a misure alternative al carcere:

 

Il reinserimento di soggetti provenienti da esperienze detentive ordinarie o comunque esclusi dal contesto sociale perché comunque al di fuori della legalità, deve essere legato ad un modello multidimensionale e multidisciplinare che affronti il problema del reinserimento e della rieducazione da più prospettive ed in modo sincronico.  La residenzialità deve essere improntata il più possibile al modello familiare con spazi personalizzati e possibilità di interventi di vita comune con altre persone. L’interazione con la Società e il territorio deve essere garantita per tutto l’intervento progettuale, creando opportunità di inserimento culturale, lavorativo e produttivo. L’intervento progettuale deve poggiare sulla necessità di colmare la perdita di competenze informative, relazionali e  sociali dell’individuo, dovute in parte all’esperienza detentiva, attraverso un  percorso di recupero di un “capitale sociale” personale da ricostruire individuando un progetto individuale personalizzato, che sia espressione di un comune lavoro multidisciplinare di operatori addetti ai lavori, ricostruendo attorno all’individuo e alla sua identità i legami e le possibilità interpersonali che possano facilitare la restituzione di normali canali di comunicazione e di contatto con la realtà, la cui visione e comprensione può essere così ricostruita su nuove basi accettate e condivise .

 

Nel caso di persone provenienti da ex OPG :

 

Nel prendere in carico persone con differenti gradi di patologia psichiatrica, si potrebbe valorizzare una scala di bisogni individuali che determini, su basi scientifiche, quali persone debbano essere prese in carico dalle strutture sanitarie (pubbliche o private) con percorsi di diagnosi e cure di tipo ospedaliero e quali invece, per le loro migliori condizioni psicofisiche e psichiatriche (che risultino essere ormai stabilizzati o a minor livelli di reattività), siano invece adatti ad essere prese in carico da strutture socio sanitarie atte a garantire il percorso individuale di tipo socio sanitario, rieducativo e riabilitativo loro riservato. Diversificando in questo modo una scala di bisogni di assistenza multidisciplinare che corrisponda alle migliori condizioni di recupero della persona umana sottoposta a misure restrittive della propria libertà individuale, attraverso percorsi multi differenziati ai quali partecipino, oltre all’interessato e i propri familiari, anche tutte le espressioni della Società civile assieme alle istituzioni territoriali demandate alla garanzia della sicurezza, della salute, del bene sociale e del lavoro per ogni persona che si trovi ad essere sotto la loro giurisdizione durante una parte così dolorosa della vita dell’utente, restituendo piano valore ai contenuti del  progetto che diede luogo alla legge “Basaglia”, adattandoli alle dimensioni di una attualità del fenomeno allora non prevedibile.

 

 

 

LA PROPOSTA IN ABSTRACT

 

Precisati questi brevi assunti generalizzati  a nostro avviso la risposta che un intervento privato può dare concretamente alla soluzione di queste e altre difficili problematiche che investono l’intero sistema carcerario italiano sono sostanzialmente di tre tipi:

 

 

a)      Risposta in termini di allocazioni alternative al carcere,  di tipo residenziale.

 

b)      Risposta in termini di risparmio di risorse economiche, tecnologiche e umane rispetto alla attuale spesa giornaliera sostenuta dallo Stato per ogni carcerato.

 

c)     Risposta in termini di percorsi personalizzati non solo per la  socializzazione, rieducazione e reintegrazione sociale del carcerato, ma anche per la riabilitazione   socio sanitaria e psico fisica di tipo extraospedaliero dei ristretti che necessitano di progetti personali per il recupero della loro salute fisica e psichica.

 

Si tratta dunque di fornire delle soluzioni alternative al carcere che siano pratiche, percorribili e previste dalla vigente normativa, in attesa di più efficaci leggi in materia, soluzioni che permettano non solo una rapida riduzione concreta del numero di ristretti presenti nell’intera rete nazionale degli istituti di pena, divenuto da tempo insostenibile,  ma che contemporaneamente permetta anche l’applicazione di un nuovo paradigma di integrazione sociale, di recupero alla piena fruibilità di tutti i diritti di cittadinanza dei carcerati fino a fine pena e alla contemporanea erogazione di percorsi di diagnosi e cura per tutti coloro che necessitano di assistenza, cura, diagnosi e protezione sanitaria a causa delle loro precarie condizioni di salute.

 

Le persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale che siano autorizzate nelle forme previste dalla legge a poter usufruire di misure alternative alla detenzione in carcere, non possono più essere inserite,  come spesso accade oggi, in strutture socio educative, assistenziali per anziani o per disabili, che sono strutture orientate ed istituite per tutt’altro genere di servizi e per differenti tipi di utenti.

 

La strada per tentare di uscirne rapidamente deve poter prevedere l’intervento di privati che investano nella realizzazione e nella gestione di strutture residenziali organizzate e dedicate a questo speciale tipo di utenza, privati accreditati dallo Stato che si affianchino alla rete pubblica carceraria, concordando con gli attori che ne regolano e sorvegliano l’applicazione delle attività di restrizione della libertà personale la garanzia di una profonda integrazione territoriale dei servizi resi, che abbiano come centralità etica e obiettivo programmatico condiviso il capovolgimento netto della gravissima situazione del sistema carcerario nazionale, oltre alla effettiva restituzione delle persone private della libertà  al loro pieno ruolo di cittadini re-inseriti nella società alla quale appartengono .

 

I servizi che verrebbero erogati in queste strutture sarebbero sostanzialmente circoscritti ai seguenti elementi di base:

 

1.     - Utilizzo di  strutture aventi la destinazione immobiliare e urbanistica socio assistenziale nel rispetto dei requisiti previsti per le strutture residenziali dalla legge nazionale e da quelle regionali. 

2.     - Continuità senza interruzioni né interferenze  con le risorse già allocate della progettazione socio-riabilitativa e rieducativa  individuale in corso per ogni persona che sia trasferita dal carcere alla residenzialità in queste strutture esterne, che non potrebbero contenere più di 20 posti letto su allocazioni condivise fra l’Autorità carceraria inviante, l’autorità di coordinamento carcerario territoriale, l’autorità sanitaria competente, l’autorità di sorveglianza, la famiglia (ove esista), il difensore abilitato e il ristretto stesso.    

3.     - Erogazione dei servizi alberghieri, esattamente  come in qualsiasi struttura residenziale di tipo assistenziale, costituendo per il detenuto una determinante e dovuta miglioria di tipo sociale.      

4.     - Erogazione dei servizi assistenziali e di supporto educativo e psicologico, qualora richiesti dal progetto individuale, utilizzando le risorse aggiuntive stabilite dalla legge per ognuno degli interventi necessari per i singoli detenuti.      

5.     - Erogazione (ove prevista dal piano individuale) dell’assistenza sanitaria erogata in residenza, utilizzando le risorse aggiuntive stabilite dalla legge per ognuno degli interventi necessari per i singoli detenuti.

 L’intervento dei privati qualificati a fianco dell’Amministrazione pubblica per tentare di risolvere almeno in parte questo immenso  problema, non si esaurisce soltanto negli investimenti per la realizzazione di strutture adatte a residenziare persone detenute in regime ordinario aventi diritto a misure alternative di detenzione, che il Tribunale o il Giudice di Sorveglianza potrebbero concedere a specifiche categorie di detenuti, ma completa la gamma dell’offerta di servizi attraverso la gestione privata della residenzialità alternativa di questi detenuti effettuata da parte di Società, Cooperative e Associazioni specializzate, qualificate e accreditabili presso il sistema di assistenza sociale e socio sanitario nazionale e regionale, applicando le normative già vigenti attualmente sul territorio.

 

L’obiettivo principale della presente proposta è triplice:

 Da un primo lato concorrere alla riduzione dei costi di investimenti pubblici in strutture extracarcerarie dove accogliere i detenuti aventi diritto a misure alternative al carcere medesimo: questi costi sarebbero totalmente assunti da privati senza alcuna rivalsa sullo Stato a tale titolo.

 Da un secondo lato concorrere alla riduzione della spesa relativa alla gestione quotidiana dei detenuti ordinari, razionalizzando la erogazione dei servizi alberghieri ottenendo un significativo risparmio sui costi in scala, consentendo nello stesso tempo una differenziazione degli interventi da parte dei soggetti chiamati a concorrere al sostegno di tali costi. L’amministrazione Carceraria dello Stato potrebbe risparmiare fra il 30 e il 50% del costo della attuale retta diaria sostenuta per ogni carcerato e le famiglie dei carcerati potrebbero essere chiamate a concorrere volontariamente ad una migliore allocazione alberghiera del proprio congiunto ristretto, che avendone diritto ne faccia richiesta al giudice di Sorveglianza.

 Da un terzo lato, senza dubbio il più importante di tutti, l’allocazione alberghiera esterna al carcere non interferisce affatto con la continuità della costruzione di percorsi di rieducazione e di reinserimento sociale personalizzati e già avviati in carcere per i  detenuti residenziati in queste strutture, riequilibrando sostanzialmente la qualità della loro vita attraverso una migliore vivibilità alberghiera e riattivando il loro potenziale di fiducia sociale e di recupero dei valori umani, senza i quali nessuna rieducazione o reinserimento sociale saranno mai possibili.